Una proposta di legge di iniziativa popolare aggiorna la disciplina del 1949 sull'arte negli edifici pubblici: la estende a restauri, risanamenti e ampliamenti, fissa un'unica quota dell'1,5% del costo dell'opera e affida la scelta delle opere a una commissione di esperti indipendente dalla politica.
La legge n. 717 del 1949 si applica solo alle nuove costruzioni e prevede percentuali decrescenti fino allo 0,5% per le opere di maggior valore: proprio quelle con il più grande impatto sullo spazio pubblico restano quasi escluse dall'obbligo.
La proposta estende l'obbligo a restauri, risanamenti conservativi e ampliamenti, fissa un'unica quota dell'1,5% e affida la selezione a una commissione composta da un dirigente pubblico, un funzionario della Soprintendenza e uno storico o critico d'arte.
Un canale stabile di commissioni per gli artisti viventi, un patrimonio pubblico tracciato nel Registro Nazionale dell'Arte, e spazi collettivi che tornano a raccontare qualcosa alle persone che li abitano ogni giorno.
La quota obbligatoria — pari all'1,5% del costo totale dell'opera — si applica a nuove costruzioni e a interventi su edifici esistenti, con una soglia di esenzione di 500.000 euro per non gravare sugli enti di minori dimensioni.
Le risorse sono ripartite in parti uguali tra interventi di abbellimento integrati nell'architettura e l'acquisto o la commissione di opere autonome, destinate in via prioritaria ad artisti viventi.
Ogni intervento è verificato da una Commissione per l'Arte indipendente, e ogni opera è iscritta nel Registro Nazionale dell'Arte negli Edifici Pubblici, tenuto dal Ministero della Cultura come banca dati pubblica e consultabile.
Bastano 50.000 firme di elettori per presentare questa proposta al Parlamento. Se ogni artista che aderisce coinvolge trenta persone — colleghi, famiglia, pubblico, comunità — la soglia si raggiunge insieme, senza bisogno di grandi mezzi.
È un principio semplice: ogni adesione individuale moltiplica il proprio peso attraverso la rete di relazioni che la circonda.
Anteprima del modulo di adesione. In questa fase dimostrativa i dati non vengono raccolti né trasmessi.
Ogni adesione entra a far parte di una rete nazionale, pensata per restare in contatto lungo tutto il percorso della proposta.
Prima riunione operativa per definire il calendario di raccolta firme sul territorio nazionale.
Un approfondimento sul sistema Kunst am Bau e sulle ragioni che hanno ispirato la nuova proposta.
Raccolta degli articoli e delle uscite editoriali dedicate alla proposta di legge.
Un momento aperto a cittadini, artisti e istituzioni per illustrare i contenuti della proposta.
Il punto sullo stato di avanzamento verso la soglia delle 50.000 sottoscrizioni necessarie.
Le tappe previste per la presentazione della proposta al Presidente di una delle Camere.
Artisti, storici dell'arte, architetti, gallerie, istituzioni e associazioni culturali: se vuoi contribuire alla proposta o alla futura piattaforma, scrivici.